Se vuoi conoscere a fondo la verità, incomincia dall’alfabeto

Storia dell’alfabeto russo

Если хочешь познать истину, начни с азбуки!

Se vuoi conoscere a fondo la verità, incomincia dall’alfabeto!

In epoca precedente alla seconda metà del X secolo, la scrittura iniziò a svilupparsi nella Rus’ di Kiev (il primo Stato slavo- orientale). La conversione al cristianesimo bizantino però, imposta dal principe Vladimir nel 988, accelerò la diffusione della scrittura cirillica tra gli Slavi orientali. Molti scavi archeologici, infatti, hanno dimostrato che a partire dall’XI secolo nei più importanti centri abitati della Rus’ persone di tutte le età e di tutti i ceti sociali erano in grado di scrivere. 

Già nella seconda metà del IX secolo Cirillo e Metodio, due fratelli monaci bizantini di Tessalonica, si resero fautori di un importante rivoluzione culturale: nell’ 863 Rastislav, principe della Grande Moravia, per sottrarsi al sempre più incombente influsso franco-tedesco, si rivolse all’imperatore di Bisanzio, Michele III, per avere dei missionari in grado di evangelizzare gli Slavi direttamente nella loro lingua, elevando così anche lo slavo a lingua di culto. Per la predicazione i due fratelli codificarono una lingua sovranazionale detta paleoslavo o antico slavo ecclesiastico, basata sul loro dialetto bulgaro-macedone e integrata con grecismi sintattico-lessicali. Cirillo mise inoltre a punto un alfabeto, il glagolittico, con cui il sistema fonetico slavo veniva riprodotto in modo estremamente preciso. Così, in paleoslavo avvalendosi dell’alfabeto glagolittico e coadiuvati da dotti collaboratori, Cirillo e Metodio, tradussero i testi fondamentali per la cristianità slava. 

Diffusosi dapprima in Moravia, il glagolittico si estese poi in Bulgaria, il primo Stato slavo-meridionale convertitosi al cristianesimo nell’864. Gli Slavi pagani sin dal VI secolo utilizzavano un codice di 130 caratteri (rune bulgare) e avevano già provato a scrivere la loro lingua in caratteri latini e greci, ma invano per le difficoltà di rappresentare certi suoni.  Il paleoslavo delle origini fu così sostituito, nella Chiesa cattolica, dallo slavo ecclesiastico – detto slavone – di redazione bulgaro-macedone, serba e russa. 

Attorno al X secolo un allievo di Cirillo e Metodio, Clemente d’Ochrida, su commissione del principe bulgaro Boris I, mise a punto un alfabeto più semplice del glagolittico e basato principalmente su quello greco: il cirillico propriamente detto. 

Nei secoli X-XI coesistevano dunque due diversi alfabeti: il glagolittico, destinato all’estinzione data la sua complessità, e il cirillico, diffusosi anzitutto in Bulgaria, poi nella Rus’ di Kiev, quindi in Serbia e Macedonia. 

Su questa base comune si formeranno così gli alfabeti cirillici moderni nella variante russa, ucraina, bielorussa, serba, bulgara e macedone. 

L’alfabeto cirillico russo nel corso del tempo subì due importanti riforme: nel 1708-1710 con Piero il Grande venne introdotta la “Scrittura cittadina”, che eliminò parecchie lettere (Ѯ, Ѱ, Ѡ) e diacritici (a parte in й); in più bandì l’uso dei numerali cirillici, introducendo la numerazione araba. Per la prima volta così, la lingua russa veniva scritta con lettere diverse dall’antico slavo orientale. La seconda e più importante avvenne tra il 1917 ed il 1918 con la Rivoluzione d’Ottobre. Venne preparata da una commissione guidata dal filologo e linguista Aleksej Šachmatov, e venne applicata ufficialmente nell’anno successivo dai bolscevichi ormai al potere in Russia. Semplificò l’ortografia unificando la declinazione di vari aggettivi e pronomi, sostituì alcune lettere con nuovi grafemi ed eliminò così l’ultima reminiscenza grafica del sistema “a sillaba aperta” dell’antico slavo. 

Per approfondire l’argomento vi suggerisco i seguenti testi:  

L’alfabeto cirillico moderno consta di 33 grafemi maiuscole e minuscole: 20 consonanti, 10 vocali, e 2 segni muti.  Le 33 lettere rappresentano 42 fonemi diversi: 6 vocalici, 35 consonantici e 1 semiconsonantico. Il fatto che il cirillico abbia ben 12 lettere in più rispetto alle 21 dell’alfabeto italiano o alle 7 di quello latino è dovuto semplicemente al fatto che c’è una maggiore corrispondenza tra il segno scritto e il suono. Non prevede però né accenti né segni diacritici, eccetto i due punti (sempre obbligatori) sulla lettera “ё” [jo] e il segno sulla “й” breve [j] per distinguerla dalla “и” [i].

Per approfondire l’argomento vi suggerisco i seguenti testi: Lacko Michele, Cirillo e Metodio. Apostoli degli slavi, La casa di Matriona, Milano, 1981; Uspenskij Boris A., storia della lingua letteratura russa. Dall’antica Rus’ a Puskin, il Mulino, Bologna, 1993; Fici Giusti Francesca, Gebert Lucyna, Signorini Simonetta, Lingua russa. Storia, struttura, tipologia, La nuova Italia scientifica, 1991.

Pubblicato da ColoRussia

"La Russia non si può capire con la mente, né la si misura col metro comune: la Russia è fatta a modo proprio, in essa si può soltanto credere". Tutto ciò che c'è da sapere sulla Russia a portata di click: Lingua e traduzione Storia Cultura, società e curiosità

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