La Russia e lo spazio: il ricordo di Yuri Gagarin 60 anni dopo

 Il 12 aprile 1961, Jurij Alekseevič Gagarin, fu il primo uomo ad andare nello spazio aprendo di fatto l’era delle esplorazioni umane in orbita. Un primato conquistato nel pieno della corsa allo spazio che vedeva Stati Uniti e Urss contrapposte nel pieno contesto della Guerra Fredda. Una battaglia persa però, al fotofinish da Mosca, quando il 20 luglio 1969 gli americani compirono il primo allunaggio, arrivando sul satellite della Terra con la missione Apollo 11.

 Gagarin, di umili origini, si appassionò al volo e allo spazio fin da piccolo. A Saratov, città natale, ha studiato per divenire metalmeccanico e guadagnava lavorano come marinaio lungo il fiume Volga. Ottenne ottimi risultati a scuola nelle materie scientifiche e la frequentazione di corsi di volo al locale aeroclub lo portò a ottenere il brevetto per pilotare il monomotore Yakovlev Yak-18. Fu questa passione che lo spinse a entrare nell’aviazione russa, dove fu scelto come collaudatore, fino al 1959, quando entrò nella rosa dei candidati per il primo volo nello spazio. 

Una vita trascorsa in volo dove incontrò anche la morte. Aveva solo 34 anni quando il 27 marzo del 1968, morì a bordo di un caccia di addestramento. Un anno dopo, gli americani Neil Armstrong e Buzz Aldrin piantavano la bandiera americana nel suolo lunare. Rimarrà comunque, assieme alla sua impresa, “Primo per sempre”, come scritto dal giornale russo Rossiskaya Gazeta.

Я вижу землю. синий“= [ya vijo zemlyu. sini], “Vedo la terra. È blu”.

Con queste parole, in tuta arancione, Gagarin sancì l’alba di una nuova era. La partenza dal centro kazako di Baikonur – dove ancora oggi, con gli stessi rituali di allora, partono le missioni con equipaggio dirette alla Stazione spaziale internazionale – fu alle ore 9:07, fuso orario di Mosca e in quel momento pronunciò la celebre espressione: “поехали!” ( [pojechali] – “andiamo!”), al momento del decollo della navicella Vostok-1 guidata da remoto con un computer. La missione infatti, era stata programmata in modo che tutto si svolgesse automaticamente e così, più che un pilota, Gagàrin era un passeggero che doveva riferire alla base come il suo corpo reagisse al viaggio spaziale, all’accelerazione alla partenza e all’assenza di peso. In due ore Gagarin sorvolò la Terra con la navicella Vostok-1: una missione rimasta segreta fino all’annuncio del successo date le elevate incognite. Viene salutato da Sergei Korolev, il genio dietro tutti i successi spaziali dell’Unione Sovietica -così importante per il regime che il suo nome non poteva essere divulgato- è sinceramente preoccupato, sapeva che le probabilità di successo non erano altissime. Il razzo lo portò oltre l’atmosfera; Gagarin percorse un’intera orbita ellittica attorno alla Terra alla velocità di poco più di 27 mila chilometri orari. La capsula in cui ha viaggiato disponeva di un orologio, tre indicatori per gli impianti di bordo e un piccolo mappamondo che indicava la posizione della navicella intorno alla terra, oltre agli oblò da cui ammirare e descrivere per la prima volta in assoluto il nostro pianeta. Il primo volo umano nello spazio termina infine con l’atterraggio in un campo vicino alla città di Takhtarova.

Dopo quella fantastica avventura, il Cristoforo Colombo dello spazio, ricevette glorie e onori: dal conferimento dell’Ordine di Lenin, la massima onorificenza sovietica, al battesimo dell’asteroide 1772 Gagarin, chiamato così in suo onore. 

Oggi molte cose sono cambiate: l’esplorazione spaziale è considerata impossibile senza una forte e ampia collaborazione internazionale e questo è ampiamente dimostrato, ad esempio, dalla Stazione Spaziale Internazionale. Sicuramente però, tutto è partito da lì.

Prima di Gagarin, nel 1975, l’Urss aveva mandato un satellite artificiale in orbita intorno alla Terra: Sputnik; per prima aveva anche inviato un manufatto sulla Luna (1959) e animali nello spazio (1954). Dopo la missione di Gagarin, arrivò anche quella della prima donna nel 1963: Valentina Tereshkova, mentre l’astronauta Aleksei Leonov, nel 1965, fu il primo a compiere la prima attività extraveicolare della storia, lasciando la capsula per rimanere sospeso liberamente nello spazio. Sempre i russi furono i primi a circumnavigare la Luna, fotografandone la faccia oscura e toccandone il suolo con un robot.  

С Днем космонавтики“= ([S Dnom kosmonavtiki], “Buon Giorno della cosmonautica”) è l’augurio che i russi sono soliti fare nella giornata odierna.

 

   

Pubblicato da ColoRussia

"La Russia non si può capire con la mente, né la si misura col metro comune: la Russia è fatta a modo proprio, in essa si può soltanto credere". Tutto ciò che c'è da sapere sulla Russia a portata di click: Lingua e traduzione Storia Cultura, società e curiosità

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