La Pasqua ortodossa in Russia: come e quando si festeggia

In Russia, nonostante gli anni di ateismo professato dal regime comunista, la religione è sempre rimasta radicata nell’intimità della popolazione, tanto che la Chiesa ortodossa guida ancora oggi i sentimenti religiosi della maggioranza dei russi. Convivono inoltre diversi credo religiosi (Islam, Protestantesimo, Cattolicesimo, Buddismo e Induismo), ma il cristianesimo ortodosso rappresenta il ramo maggioritario. Così la Pasqua ortodossa cade la prima domenica che segue la luna piena a partire dall’equinozio di primavera che quest’anno è il 2 di maggio.

Per la Chiesa ortodossa la Pasqua è la festa più importante dell’anno e viene celebrata solennemente in una data diversa da quella cattolica. A Pasqua (in russo: пасха [pascha]) si guarda alla cittadina di Sagorsk, dove risiede il Pope di Mosca e di tutta la Russia, cioè la massima autorità della religione ortodossa. Come accade anche a Natale però, i giorni della Pasqua cristiano cattolica e ortodossa non coincidono. Con il Concilio di Nicea del 325 d.C. venne stabilito che la Pasqua sarebbe stata festeggiata la domenica successiva al primo plenilunio di primavera (14° giorno della luna ecclesiastica). Anche gli ortodossi seguono questa regola ma il loro calendario, che è quello giuliano, è arretrato di 13 giorni rispetto a quello gregoriano, così come è diverso il calcolo per stabilire i cicli lunari.

La celebrazione della Pasqua rappresenta un momento importantissimo per la vita religiosa dei credenti ortodossi, ricoprendo pertanto un ruolo di rilevanza assoluta all’interno della liturgia ortodossa. La Pasqua rappresenta la rinascita, sia in senso strettamente religioso (come per la religione cattolica), sia in senso “laico“: infatti, anche per i cittadini meno ferventi dal punto di vista religioso, la Pasqua è festeggiata con calore, in quanto coincide con l’arrivo della primavera.

Lo scrittore russo Nikolaj Gogol, scrisse che la Pasqua si deve festeggiare in Russia perché in nessun altro Paese del mondo si celebra come lì. Gogol motivava tale affermazione con il fatto che la visione dei russi, più di quella di altri popoli, si focalizza particolarmente sul concetto di superamento della morte e che l’intera cultura russa ha la sua essenza nella Pasqua, a differenza di quella occidentale tradizionalmente orientata sul Natale.

Una settimana prima della Pasqua gli ortodossi, come tutti i cristiani, festeggiano l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, che molti di voi conosceranno con il nome di “Domenica delle Palme”. In Russia l’entrata del Signore a Gerusalemme non si chiama “Domenica delle Palme” ma “Domenica dei Salici” (Вербное Воскресенье [Verbnoe Voskresen’e]). In chiesa si benedicono i rami di salice e si crede che questi dopo la benedizione possano proteggere dagli spiriti malvagi. In Russia infatti, le palme non crescono, ma proprio in questo periodo ogni anno spuntano le gemme dei salici. Ecco perché questo giorno, in Russia si chiama la “Domenica dei Salici”. Gli ortodossi hanno l’usanza di conservare nel corso dell’anno i rametti dei salici benedetti e usarli per abbellire le icone e per proteggere le case dalle malattie.

Il digiuno quaresimale, secondo le regole ortodosse russe è più severo delle usanze cattoliche. I cibi di provenienza animale (come burro, latte, uova, pesce, con l’esclusione totale della carne) non vengono mangiati durante la Quaresima, ad eccezione di alcune domeniche (come la Domenica dei Salici). Gli altri giorni si possono mangiare solo vegetali (patate, pane, cavoli, verdure, conserve) e bere il tè. Sono proibiti gli alcolici e i rapporti sessuali. Il mercoledì e il venerdì si mangiano solo cibi non cucinati, e il venerdì Santo non si mangia per niente.

Una curiosità interessante, che denota poi una differenza sostanziale tra le tradizioni pasquali cattoliche e quelle ortodosse, è che l’uovo di cioccolato della Pasqua occidentale è praticamente sconosciuto nelle usanze russe. Nella tradizione cattolica, l’uovo di Pasqua rappresenta il Santo Sepolcro: l’uovo, sebbene sembri morto all’esterno, contiene una nuova vita al suo interno, che presto uscirà fuori e quindi l’uovo funge da “simbolo della bara e origine della vita nelle sue profondità”.

Nella tradizione ortodossa, l’usanza di dare uova è associata alla leggenda di un uovo donato da Maria Maddalena all’imperatore Tiberio. Secondo il racconto di Dimitrij di Rostov, Maria Maddalena ebbe l’opportunità di incontrare l’imperatore e gli diede un uovo, dipinto in rosso , con le parole: “Cristo è risorto!” (in russo: Христос воскрес).  La scelta di un uovo come dono, secondo San Demetrio, fu causata dalla povertà di Maria. Non voleva presentarsi a mani vuote ed il colore dell’uovo aveva lo scopo di attirare l’attenzione dell’imperatore. Sebbene oggi le uova siano dipinte in diversi colori, il rosso è il colore tradizionale: simboleggia il sangue di Cristo crocifisso. In generale, il colore rosso è tipico per la Pasqua ortodossa, in particolare, questo è il colore dei paramenti liturgici di questa festa. In un’altra versione si dice che l’uovo donato da Maddalena, secasse l’iscrizione “Cristo è risorto!”, ma era del normale colore dell’uovo. L’imperatore, dubitando della strana notizia della risurrezione, disse che come un uovo non può passare dal bianco al rosso, così i morti non risorgono. Così all’istante l’uovo divenne rosso sotto i suoi occhi. Questa versione ha ispirato la cantante Svetlana Kopilova nella creazione di una canzone sull’incontro di Maria Maddalena con l’imperatore Tiberio. Non è a caso infatti che i fedeli ortodossi dipingano di rosso le uova che sono in definitiva il simbolo per eccellenza della Resurrezione. Ecco perchè in Russia non esiste la tradizione dell’uovo di cioccolato ma invece quella delle uova naturali dipinte a mano. In tutte le famiglie i genitori ed i nonni affiancano i bambini nel dipingere le uova. Basti infatti pensare alla celeberrima storia delle Uova Fabergè, commissionate dallo zar Alessandro III come dono alla zarina. Il simbolismo dei colori è molto importante: per decorare le uova è fondamentale tenere presente che ogni colore ha un significato simbolico ben preciso (ad esempio, il rosso simboleggia l’amore e la resurrezione, il nero la costanza, il giallo la gioventù, l’ocra la purezza).

Volete colorare le uova secondo la tradizione russa? Ecco come si fa, è molto semplice. Per gli ingredienti bastano uova e buccia di cipolla rossa, un modo comune e facile per dare alle uova colori diversi, che vanno dal giallo al rosso mattone. Il colore dipende dalla concentrazione del decotto. Preparazione: Lavare le uova. Preparare un infuso dal decotto delle bucce di cipolla rossa. Se volete che il colore delle uova sia più intenso, prendete tanta buccia e fatela bollire per circa 30 minuti. Mettete le uova nell’infuso, fate bollire circa 10 minuti. Tirate fuori, lasciate all’aria aperta finché il tutto si asciughi. Nello stesso modo si possono colorare le uova di giallo usando foglie di betulla. Facendo bollire le uova con questi coloranti naturali per 15 minuti, si possono ottenere tonalità diverse: per ottenere il rosso chiaro, bollire bietola o mirtillo rosso, per ottenere il giallo bollire scorze di arance o limone, per ottenere il verde bollire spinaci o buccia di mela verde, per ottenere il blu bollire foglie di cavolo rosso, per ottenere il beige ed il marrone bollire chicchi di caffè. Se volete ottenere uova dai colori brillanti, immergetele pochi istanti nell’olio a temperatura ambiente e poi asciugatele con un tessuto.

Nella tradizione ortodossa, la Pasqua è associata agli “artos”, un pane speciale con un’icona della Resurrezione stampata sopra, usato nella liturgia della Settimana Luminosa (Settimana Santa), che viene consacrato nella pratica parrocchiale russa alla fine della Liturgia Pasquale, dopo la preghiera di benedizione dello Ieratico (Preghiera per la Benedizione del Pane). Questo pane durante l’intera Settimana Luminosa (Settimana Santa) è nella chiesa e viene poi distribuito ai fedeli dopo la liturgia del Sabato Luminoso (Sabato Santo). In Russia, è prassi comune non consumare completamente gli “artos” in questo giorno, ma conservarli a casa per mangiarli a stomaco vuoto, soprattutto in eventuale caso di malattia. Questo pane simboleggia Gesù Cristo risorto presente alla mensa dei fratelli per tutta la Settimana Luminosa. La sera del Sabato Luminoso (Sabato Santo) si partecipa alla processione intorno alla chiesa, effettuata portando in mano una candela e cantando le preghiere. A mezzanotte il prete  si ferma all’esterno davanti alle porte chiuse della chiesa e aprendole apre simbolicamente le porte del sepolcro del Signore annunciando a tutti che Cristo è risorto. Durante lo svolgimento dell’intera funzione il prete e i fedeli si scambiano gli auguri, pronunciando la formula: “Cristo è risorto!” “In verità è risorto!” e scambiandosi tre baci. Si tratta di una cerimonia molto suggestiva. Naturalmente dopo le sette settimane di astinenza della Quaresima la tavola pasquale si distingue per la ricca varietà delle sue pietanze a base di carne.

La tavola pasquale è riccamente imbandita, in quanto sancisce la fine del periodo di penitenza pre-pasquale. I piatti tipici preparati in occasione della domenica di Pasqua sono: agnello, kutia (una specie di pudding dolce), vari piatti di pesce preparato in diversi modi (bollito, fritto, in gelatina), vareniki (pasta ripiena) e uzvar (a base di vari tipi di frutta secca). Il tipico dolce pasquale russo si chiama kulìč.  Altro dolce tipicamente pasquale della tradizione russa è la “paska”. La paska è la prova tangibile che la Quaresima è finita, perché contiene tutti gli alimenti proibiti. Dolce e cremosa, la paska si accompagna perfettamente al kulič, leggermente asciutto. Infatti non si riescono a immaginare l’una senza l’altro.

Benché possa apparire strano, esiste anche un lato triste delle feste pasquali. Come retaggio del tradizionale passato sovietico è rimasta la visita al cimitero nella domenica di Pasqua, con il tradizionale banchetto sulla tomba dei defunti dove chi viene in visita sosta a mangiare uova, kulìč e a bere bevande alcoliche. In epoca sovietica la Chiesa Ortodossa non ha cercato di combattere quest’usanza non avendone la possibilità e le autorità sovietiche pur di impedire alla gente di frequentare le chiese erano felici di poter sostituire alla celebrazione della festa religiosa questa festa laica di omaggio ai defunti. Anche oggi la Chiesa non è in grado di cancellare tale consuetudine e la gente continua a recarsi a Pasqua nei cimiteri, senza ascoltare le esortazioni del clero che invita a farlo in un altro giorno dell’anno.

Durante la Settimana Santa comunque – che precede la celebrazione- hanno luogo numerose messe, in cui vengono ripercorse e commemorate le principali tappe della Passione della morte di Cristo. Inoltre, durante la giornata di Giovedì Santo ( in russo: Чистый четверг [Chistyy chetverg], “Giovedì puro”), vige l’usanza di pulire la casa: è una sorta di purificazione che affianca quella spirituale. Invece, il Venerdì Santo è dedicato alla preparazione dei dolci pasquali tipici che vengono portati in chiesa il pomeriggio del Sabato Santo, per ricevere la benedizione, dopodichè sono offerti a amici e parenti.

Durante la messa di mezzanotte invece, il Pope toglie simbolicamente il sudario dal sepolcro. Non trovandovi più il corpo di Cristo, con il corteo sacerdotale esce dalla chiesa per ricercarlo, finché ritorna e annuncia ai fedeli il miracolo con la tradizionale esclamazione: “Christos voskrèse!” (Cristo è Risorto!) e la folla risponde: “Vo istinu voskrèse!” (In verità è Risorto!). A questo punto, tutti si scambiano il triplice bacio rituale; dopo di che si cantano inni di esultanza, si accendono ceri e si scoppiano fuochi d’artificio. Per il popolo russo le festività legate alla Pasqua sono anche un saluto alla primavera.

I ragazzi si recano in campagna per spogliare le betulle; con i rami di betulla le ragazze intrecciano delle corone con cui ornano la testa.

Non rimane altro che ricordarvi come ci si fanno gli auguri. In russo non si traduce la forma augurale “Buona Pasqua”, ma si dice: “Христос воскрес” (si pronuncia “Kristòs vaskriès”) e significa “Cristo è risorto”. Quando qualcuno vi pronuncia o vi scrive queste parole, la risposta è: “Воистину воскрес” che si pronuncia “vaìstinu vaskriès” e significa “Davvero risorto”.

Pubblicato da ColoRussia

"La Russia non si può capire con la mente, né la si misura col metro comune: la Russia è fatta a modo proprio, in essa si può soltanto credere". Tutto ciò che c'è da sapere sulla Russia a portata di click: Lingua e traduzione Storia Cultura, società e curiosità

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