Rasputin: il monaco visionario alla corte degli Zar

«Nonostante i miei peccati – che sono spaventosi – io sono un Cristo in miniatura, un piccolo Cristo, come se ne vede nelle icone».

Con questa sua citazione, vi parlerò oggi di un personaggio tanto amato quanto discusso e controverso della storia russa.

Grigorij Efimovič Rasputin (in russo: Григо́рий Ефи́мович Распу́тин), nasce a Pokrovskoe, perduto paesino della Siberia, situato nella provincia di Tobol’sk vicino ai monti Urali il 21 gennaio 1869 (per il calendario giuliano 9 gennaio 1869). È stato un mistico russo, consigliere privato dei Romanov e figura molto influente su Nicola II di Russia, in particolare dopo l’agosto 1915, quando lo zar prese il comando dell’esercito nella prima Guerra mondiale. Vi sono diverse incertezze su molti aspetti della vita di Rasputin: è tuttora sinonimo di potenza, dissolutezza e lussuria, mentre a suo tempo la sua presenza ebbe un ruolo significativo nella crescente impopolarità della coppia imperiale. Fino alla morte, si mantenne fedele a Nicola II e ad Aleksandra, avendo sempre avuto fede cieca nel principio dell’assolutismo su cui si basava il trono di Russia.

Grisha – così lo chiamavano in famiglia – trascorre l’infanzia e l’adolescenza nel suo piccolo mondo rurale senza istruzione, lavorando nei campi assieme al fratello Misha. Dopo una lunga malattia il fratello morì; Rasputin ancora adolescente durante un attacco di febbre ebbe una visione: racconterà di aver visto la Madonna che parlandogli l’avrebbe guarito. Da questo episodio iniziò ad avvicinarsi alla religione e agli Starec.

Era un bambino turbolento, e si trasformò in fretta in un giovane uomo irrequieto che infilava un guaio dopo l’altro. Si ubriacava, rubava e correva dietro alle donne per soddisfare un appetito sessuale che sembrava non placarsi mai. Non è un caso infatti che Rasputin sia proprio il soprannome che si guadagnò in quegli anni: in russo significa “depravato”.

Si unì in matrimonio giovane, Il 2 febbraio 1887 con Praskov’ja Fëdorovna Dubrovina, di tre anni più grande e da cui ebbe sette figli. tre dei sette figli, la più piccola, Praskov’ja, i gemelli e Mickhail morirono tutti a causa della pertosse e della scarlattina. Dopo la morte del figlio di soli pochi mesi cadde in depressione. Guarì grazie ad un’altra apparizione della Madonna, la quale lo spinse a lasciare tutto e partire. Intraprese così lunghi peregrinaggi che lo misero in contatto con esponenti dei Chlisty, setta considerata illegale, ma molto popolare in Russia. I Chlisty erano duramente critici nei confronti della Chiesa ortodossa, che accusavano di corruzione e decadentismo. La fisicità e la religiosità si mescolano in modo equivoco in questa dottrina eretica: il rito erotico e le congiunzioni carnali – anche di gruppo – sono una delle sue caratteristiche basilari del credo. Gli adepti di tale setta sostenevano che per comprendere appieno l’essenza di Dio era necessario peccare. Tramite l’intima conoscenza del male il peccatore poteva pentirsi, confessare e infine ottenere il perdono. Un circolo vizioso, che aveva come obiettivo la catarsi, in cui l’uomo si macchiava di ogni tipo di colpa per continuare a godere della grazia divina.

Rasputin, dopo aver passato un anno presso il convento di Verchoturje, viaggia nelle grandi città quali Mosca, Kiev e Kazan. Torna al suo villaggio natale dove mette in piedi una chiesa personale.

Le forza di Rasputin risiede nel suo sguardo magnetico, intenso e allucinato, capace di grande presa sulla gente; le sue sono parole semplici, capaci di convincere: la sua fama in breve si diffonde richiamando alla sua chiesa numerose genti che provengono da tutta la regione.

Nel 1903 decise di recarsi in pellegrinaggio a Kiev; poi si recò a Kazan’ dove, grazie alla sua profonda conoscenza delle scritture e alle sue interpretazioni assai acute e originali, attirò l’attenzione del vescovo e della classe dirigente. In seguito si diresse verso San Pietroburgo, per incontrare Giovanni di Kronštadt, a cui volevo chiedere donazioni per costruire la chiesa del villaggio e incontrare il rettore della facoltà di Teologia della capitale, Ivan Stragorodskij; la data del viaggio è oggetto di discussione: secondo Pierre Gilliard, Rasputin arrivò nel 1905; Nelipa pensa sia giunto nell’autunno dell’anno precedente; Iliodor testimonia che vi fosse già nel dicembre del 1903 ed Helen Rappaport pensa che fosse arrivato per la quaresima del 1903.

A San Pietroburgo Rasputin soggiornò presso il monastero di Aleksandr Nevskij Lavra e incontrò altri esponenti del misticismo: tra di essi Germogen Dolganov e Feofan di Poltava, il quale, profondamente colpito dalle qualità di Grigorij, decise di ospitarlo nel proprio appartamento; in seguito, il monaco siberiano fu invitato dalla principessa Milica del Montenegro e da sua sorella Anastasia, grandi fautrici dei mistici e interessate di spiritismo. Finalmente, il primo novembre 1905 (calendario giuliano), Milica introdusse Rasputin a corte e lo presentò allo zar, Nicola II, e alla moglie Aleksandra.

Trasferitosi a San Pietroburgo nel 1905 approda alla corte dello zar Nicola II di Russia. L’incontro con Rasputin si colloca in un periodo estremamente difficile per lo zar il quale, a seguito della pesante sconfitta militare nella guerra russo-giapponese e agli eventi della rivoluzione del 1905, aveva dovuto siglare il “Manifesto di ottobre” con il quale rinunziava a parte dei suoi poteri autocratici. Nel mese di ottobre 1906, su richiesta dello zar, Rasputin si recò in visita alla figlia di Pëtr Stolypin, alcune settimane dopo che, insieme al padre, subì un attentato bomba; il 15 dicembre dello stesso anno, presentò una petizione allo zar chiedendo di cambiare nome in Rasputin-Novych (Новых) onde evitare confusione con le altre sei famiglie del suo villaggio che portavano lo stesso cognome; la richiesta fu accolta nel marzo dell’anno seguente.

Accompagnato dalla propria fama di guaritore viene chiamato da persone molto vicine alla famiglia Romanov: la loro speranza è che Rasputin possa contenere l’inguaribile emofilia di Alessio, figlio dello zar. Già al primo incontro Rasputin riesce ad ottenere qualche effetto benefico sul piccolo. Esiste una teoria secondo la quale Rasputin sarebbe riuscito ad interrompere le crisi ematiche di Alessio utilizzando un tipo di ipnosi che rallentava il battito cardiaco del bambino, riducendo così la velocità di circolazione del sangue. Un’altra ipotesi sarebbe quella per cui semplicemente interrompendo l’assunzione di aspirina, che i medici di corte somministravano per lenire i dolori articolari, la salute di Alessio migliorava per effetto della diminuzione delle conseguenti emorragie, e il merito veniva attribuito a Rasputin.

Esiste però anche un fatto scientificamente inspiegabile. Il 12 ottobre 1912 il monaco riceve un telegramma della famiglia reale che lo informava di una grave crisi di Alessio: “I medici disperano. Le vostre preghiere sono la nostra ultima speranza”. Rasputin, che si trova nel suo paese natale, dopo essersi immerso in stato di trance per diverse ore in preghiera, invia un telegramma alla famiglia reale con cui assicura la guarigione del piccolo, cosa che avvenne puntualmente nell’arco di sole poche ore.

Il carisma mistico del monaco fa molta breccia in particolar modo sulla zarina Alessandra, tanto che il rapporto con questa dà adito a maldicenze libertine. Tutti i rapporti della polizia segreta e dei deputati della Duma sulla condotta di Rasputin che arrivavano allo Zar venivano sempre considerati frutto di maldicenze ordite dall’intellighenzia liberale e smentite dalla coppia regnante.

Allo scoppio della prima Guerra Mondiale l’attività di Rasputin si sposta dal privato al politico.

Pacifista convinto, cerca di opporsi con ogni mezzo: mentre lo Zar Nicola è al fronte cerca di manipolare la Zarina Alessandra (di origine tedesca), per portare la Russia su posizioni pacifiste.

Con i suoi giochi di potere il monaco si crea molti nemici tra cui la casta militare, l’aristocrazia nazionalista, la destra e anche l’opposizione liberale. La Russia stava passando un brutto periodo, l’esercito subiva numerose perdite, all’interno il governo era diviso e Rasputin continuava a tramare per ottenere una pace immediata. Primo Ministro Trepov tenta di allontanare Rasputin offrendogli un’enorme somma di denaro, ma Rasputin volge a suo favore anche questa circostanza, informando la zarina: dopo questa nuova dimostrazione di fedeltà alla Corona, vede aumentare il suo prestigio tanto che viene considerato “unico amico della famiglia imperiale”.

Accusato di corruzione Rasputin riesce ad essere cacciato dalla casa dei Romanov, ma con l’aggravarsi delle condizioni del piccolo Alessio, la regina torna a cercare il mistico. Questi risponde che le condizioni del figlio sarebbero migliorate anche in sua assenza e proprio così in poco tempo accade.

è una congiura di alcuni nobili che decreta la fine di Rasputin: attratto in una trappola, nella notte fra il 16 ed il 17 dicembre 1916 viene prima avvelenato con del cianuro, poi – considerata la sua resistenza al veleno – ucciso con un colpo di pistola al cuore. Nonostante l’avvelenamento e il colpo di pistola, Rasputin riesce a riprendersi per tentare una fuga, ma viene raggiunto. Il suo corpo viene colpito da numerose randellate, finché il suo cadavere viene gettato nel canale Fontanka di San Pietroburgo.

Il corpo riemerge due giorni dopo; sottoposto ad autopsia non si troverà traccia del veleno e si riscontrerà che era ancora vivo quando fu gettato in acqua.

La salma viene prima sepolta, poi però verrà dissotterrata per essere bruciata ai bordi di una strada.

La zarina Alessandra accoglie la notizia con evidente disperazione, mentre lo zar Nicola preoccupato per il sempre più ingombrante ruolo che Rasputin stava assumendo a corte, terrà un atteggiamento pacato; terrà inoltre conto del fatto che tra i partecipanti alla congiura c’erano nobili con lui imparentati tanto che nessuno venne punito per il delitto.

Le grandi celebrazioni che seguirono la diffusione della notizia della morte di Rasputin, vedono gli assassini considerati come eroi, capaci di aver salvato la Russia dalla pericolosa influenza della germanica Alessandra e del suo folle amico monaco Rasputin.

Pubblicato da ColoRussia

"La Russia non si può capire con la mente, né la si misura col metro comune: la Russia è fatta a modo proprio, in essa si può soltanto credere". Tutto ciò che c'è da sapere sulla Russia a portata di click: Lingua e traduzione Storia Cultura, società e curiosità

Una opinione su "Rasputin: il monaco visionario alla corte degli Zar"

  1. Veramente uno strano personaggio, questo Rasputin.
    Grande mistico, quindi mi aspetterei un sostenitore del più fervido spiritualismo.
    Invece frequentava la setta dei Chlisty, ferventi sostenitori del più lascivo permissivismo.
    Come si conciliano spiritualismo e lascivia? …è necessario peccare per essere redenti… è una contraddizione logica.
    Mi aspetterei: è necessaria una buona condotta, per essere redenti.
    Mi aspetterei anche: se io ammetto da mistico che la vera vita è quella spirituale, dovrei concludere che devo fuggire prima possibile da questo corpo, per essere redento. Invece no. I Chlisty concludevano: poichè noi siamo mistici spiritualisti, dobbiamo peccare più possibile per capire cosa significa essere redenti.
    Mah!, la mente umana è veramente contorta! 🙂

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