storia del folklore russo: il domovoy

Nel X secolo la Russia adottò la religione cristiana, che in alcune regioni dovette essere imposta con la forza militare, perché i popoli slavi erano restii ad abbandonare i radicati culti pagani della loro tradizione. Benché le principali divinità pagane furono bandite, gli spiriti e le credenze locali non scomparvero mai del tutto: il domovoy, spirito domestico del folklore slavo, è proprio uno di questi.

In base ad un’antica leggenda, quando il Diavolo e tutti i suoi demoni vennero espulsi dal cielo, alcuni spiriti caddero nei meandri del mondo sotterraneo, dove hanno continuato a vivere: alcuni nei boschi, altri nelle acque, nell’aria e taluni nelle case.

Il domovoy (in russo домовий [domovoj] letteralmente significa “colui che sta in casa”) è nella mitologia slava una creatura maschile, spesso di piccole dimensioni e coperta di peli, che staziona tra le mura domestiche e protegge l’unità familiare. Ha l’aspetto di un nano dal viso decrepito pieno di rughe e i capelli bianchi; veste con una camicia rossa ed una cinta azzurra, o viceversa. Alle volte però può essere vestito di bianco e avere l’aspetto di un fanciullo.

 In quanto nume tutelare, il domovoj era tenuto in grande considerazione dagli abitanti della casa e trattato con ogni cortesia. ll nome “domovoy” deriva dalla parola slava “dom” che significa “casa”, e non è un caso che lui sia infatti il protettore della casa, che spesso veniva considerato il vero padrone della casa.

Il domovoy è il più importante degli spiriti russi: come il brownie britannico, vive nelle case e può aiutare nelle faccende domestiche in cambio di una piccola ricompensa commestibile. Appartiene alla casa di una determinata famiglia e rappresenta lo spirito degli antenati – ecco perché è spesso chiamato “де́душка”, ovvero “nonno”, e si dice che abbia centinaia di anni. In qualità di antenato, il domovoy ha a cuore i propri familiari e li aiuta, anche se talvolta può rubare loro qualcosa in caso di bisogno. Si credeva inoltre che la prosperità e il benessere non potessero esistere in una nuova casa fin tanto che il capo della famiglia non morisse per divenire così il suo spirito guardiano e protettore (cioè il domovoy).

 Il Domovoy vive sotto la stufa, nel luogo più umile della casa, ed è sempre presente anche se si fa vedere solo di rado. Di norma, infatti, il domovoy rimane invisibile, si rivela solo in strani rumori, i suoni dei passi in silenzio, sospiri e talvolta anche mormorii.

Il domovoy si incontrava spesso di notte, quando cercava di “soffocare” le persone nel sonno, non per far loro del male, ma per avvertirle che in casa o nella famiglia c’è qualcosa che non andava. Secondo un’altra credenza, peer avvertire di una prossima sventura, il domovoy di notte avrebbe accarezzato il volto dei dormienti con la sua mano coperta di peli: se questa fosse stata calda, avrebbe simboleggiato un buon presagio; se fredda invece, segno di imminente negatività. Se la famiglia avesse ignorato i suoi avvertimenti sarebbe potuto anche divenire aggressivo: lanciare oggetti per la casa, ferire il bestiame o fare confusione. Per evitare questo occorreva seguire delle regole: quando si lascia la casa per un periodo prolungato bisogna “sedersi prima della partenza” – ovvero, una volta fatte le valigie, restare per un momento in silenzio per salutare lo spirito domestico. Di notte non bisognerebbe lasciare posate o cibo sul tavolo, perché il domovoy potrebbe servirsene per i propri scopi, o contaminare il cibo. In casa è vietato imprecare, soprattutto durante l’ora dei pasti: il domovoy, come tutti gli spiriti, odia e teme il turpiloquio. Anche le liti e le discussioni lo fanno arrabbiare, così come il disordine.

Allo stesso modo della sua controparte femminile (e malvagia), ovvero la kikimora, il domovoy ama starsene sotto la soglia di casa o dietro la stufa: un pezzo di pane e sale era sufficiente a placarne le ire in caso di comportamenti scorretti o poco virtuosi da parte dei famigliari. Se, tuttavia, nella casa continuava a regnare il disordine e la negligenza, le ripercussioni messe in atto dallo spirito potevano diventare sempre più gravi: dal semplice tintinnare degli oggetti ai rumori molesti per arrivare ai danni alle cose e alle persone stesse, secondo una fenomenologia che assomiglierebbe in tutto a quella dei poltergeist.

Oltre a poteri psicocinetici aveva la facoltà di trasformarsi in vari animali (soprattutto cani e gatti) e di fornire presagi: tirava i capelli ad una donna per metterla in guardia da un uomo violento, urlava e gemeva per avvertire dell’arrivo di una sventura. Se lo si udiva piangere si era sicuri dell’imminenza di un lutto, se invece rideva si preannunciava un futuro prospero mentre se si udiva risuonare un pettine ci sarebbe stato presto un matrimonio.

Il 30 marzo di ogni anno è un giorno particolare per i domoviye, perché in quella data cambiano pelle (forse ricordo di una più ancestrale fase ofidica) e sono particolarmente suscettibili. Il 28 gennaio invece è il giorno in cui il domovoy cucina la sua speciale polenta, che offre a tutti gli abitanti della casa.

Ancora nel XIX secolo, la credenza nel domovoy era largamente diffusa: la maggior parte dei contadini russi dichiaravano di averne visto uno e nessuno osava chiamarlo con questo nome, preferendo usare attributi di maggior rispetto quali “signore”, “lui”, “nonno”. Quando la famiglia si trasferiva bisognava invitarlo nella nuova abitazione per evitare che, restando in quella vecchia, il domovoy entrasse in conflitto con la famiglia (e relativo domovoj) dei nuovi inquilini.

Gli etnologi moderni credono che il domovoy abbia sostituito altri guardiani slavi antichi come Coira. Il nome Coira è ancora oggi usato tra i russi come augurio di protezione dagli spiriti maligni “chur menya!”, si dicono, che letteralmente significa “coira, proteggimi!”.

Ancora oggi, in alcune famiglie, la tradizione del domovoy è molto sentita. L’unica cosa che oggi il domovoy non fa più è soffocare le persone, e questo perché le stufe di un tempo non sono più in utilizzo: pare infatti, che il “soffocamento” causato dal domovoy non fosse altro che un modo con cui i russi spiegavano l’avvelenamento da monossido di carbonio, che nelle case prive di camino era molto comune. Con il passare degli anni le creature della tradizione sono destinate a scomparire, ma rimarranno sempre una parte importante della cultura russa.

Pubblicato da ColoRussia

"La Russia non si può capire con la mente, né la si misura col metro comune: la Russia è fatta a modo proprio, in essa si può soltanto credere". Tutto ciò che c'è da sapere sulla Russia a portata di click: Lingua e traduzione Storia Cultura, società e curiosità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: