Il sarafan: costume tradizionale russo

Il sarafan (in russo: сарафан [sarafan]) è un abito tipico russo apparso nel XIV secolo e usato dalle donne e ragazze contadine fino al XX secolo. Tradizionalmente veniva per lo più inossato nelle regioni centrali e settentrionali del paese e c’erano grandi varietà stilistiche anche tra province vicine. Nella regione di Arkhangelsk ad esempio, la preferenza veniva data ai sarafan a forma di trapezio in seta, tinta unita o con un motivo floreale; in seguito è stato utilizzato, ovunque, come abito tradizionale per le feste popolari. Le donne dei ceti superiori smisero invece di utilizzare questo abbigliamento già dal XVIII secolo, come conseguenza della politica di rinnovamento imposta da Pietro il Grande.

Gli storici hanno opinioni contrastanti sulle origini del sarafan. Secondo alcuni, la parola stessa ha origini iraniane: deriva dalla parola persiana che significa “vestito dalla testa ai piedi“. Altri l’hanno associato alla cultura indiana sempre per l’etimologia della parola stessa: una parte della radice della parola “sarafan” – “sara” potrebbe derivare dalla parola indiana “sari” che significa “pezzo di stoffa“. La prima menzione del sarafan come abbigliamento la troviamo nel 1376 nella Cronaca Nikon o Cronaca del Patriarca (una raccolta di cronache slave orientali intraprese alla corte di Ivan il Terribile a metà del XVI secolo, che prende il nome dal Patriarca di Mosca e da tutti i Rus’ Nikon, che ne possedevano una copia).

Fino al XVII secolo però, sia le donne che gli uomini indossavano il sarafan, che all’epoca era una lunga veste di lino con le maniche lunghe. È stato solo all’inizio del XVIII secolo che il sarafan è divenuto un abito esclusivamente femminile, trasformandosi in un vestito lungo con spalline sottili. Veniva portato principalmente come un lungo abito e veniva addobbato con trecce, ricami e altre forme di decorazione, che erano il simbolo dello status sociale della donna e della sua capacità finanziaria. Indossato insieme al sarafan non poteva mancare il classico kokoshnik decorato con dorature, perle o argento, o in alternativa il fazzoletto legato sotto al mento.

Si tratta di un abito colorato, con grandi decorazioni e sempre fatto a mano. I sarafan più semplici sono neri o a fiori, di uso quotidiano, ma esistono versioni più eleganti, destinate alle occasioni speciali, in broccato. è come un jumper sciolto e lungo indossato sopra una lunga camicia a maniche ampie di lino allacciata con una cintura, ed è formato da un corpetto aderente all’addome e una più ampia gonna lunga fino ai piedi. Oggi viene portato senza camicia e in una versione più moderna come abito estivo. I modelli più diffusi di sarafan erano, da tradizione, tre: a forma di trapezio, quello dal taglio dritto e quello con corpetto. Si distinguevano sostanzialmente non tanto nel loro aspetto, quanto nel modo in cui venivano fatti. Il sarafan a forma di trapezio veniva prodotto unendo due pezzi di tessuto con ampi inserti sui lati, con il risultato di una forma apparentemente semplice, che dava l’impressione che la donna fluttuasse piuttosto che camminare. Un tempo, nel tardo XVIII secolo, una versione di questo sarafan tradizionale conquistò popolarità: era dotato di larghi nastri con bottoni frontali, che servivano non solo per fissare il vestito, ma anche come decorazione quando l’abito era ornato di trecce o di nastri, mentre i bottoni potevano anche essere fatti di oro. Il secondo tipo era realizzato con due pezzi di tessuto dal taglio dritto uniti e chiusi alla sommità per adattarsi alla figura della donna. Il sarafan con corpetto infine, ha rappresentato uno dei modelli più alla moda e attuali: formato da una gonna con un corpetto attillato che aveva un rivestimento, chiamato podoplyoka (in russo: подоплёка), che letteralmente significa “sfondo” e nel russo moderno viene utilizzato per indicare un significato apparentemente nascosto.

Il colore del sarafan dipendeva dall’evento nel quale doveva essere indossato: se si trattava di vestiti per tutti i giorni, si indossava un sarafan di colore blu generalmente fatto in casa e chiamato sinyukha , se invece doveva essere indossato per occasioni particolari, come un matrimonio, era solitamente rosso, fatto di seta e adeguatamente decorato (e prendeva il nome di kumashnik).

Con la politica di Pietro il Grande (contrastata successivamente alle imprese di Caterina) e ancor di più dopo la rivoluzione bolscevica, il sarafan fu visto come un residuo indesiderato della Russia imperiale e quindi venne vietato. Riprese vita negli anni Cinquanta, quando le riviste di moda sovietiche iniziarono a raffigurare una versione moderna del tradizionale sarafan. Per il lavoro, le donne sovietiche potevano indossare abiti asessuati ma senza maniche realizzati in tessuti spessi e indossati sopra la camicia, un maglione o una maglietta, mentre la sera o nel fine settimana potevano scegliere versioni più leggere realizzate in tessuti comodi e in colori più brillanti e decorati.

È con gli anni Sessanta che il sarafan, in una versione ovviamente moderna per il tempo, riprese effettivamente vigore: le ragazze e le donne indossavano un tubino corto e dal taglio dritto che poteva essere accompagnato da una camicetta o un dolcevita. Le riviste di moda sovietiche erano piene di scamiciati stilizzati molto simili al tradizionale sarafan, decorati con trecce, ricami e accessoriati molto appariscenti. Negli anni Settanta poi, nella moda sovietica erano molto popolari gli stili etnici e molte donne indossavano lunghi scamiciati dai colori brillanti. Nei primi anni Ottanta, andava di moda una versione del sarafan fatta di calicò dai colori vivaci, con una gonna fluente o voluminosa. Attualmente qualsiasi donna russa ha almeno uno scamiciato nel suo guardaroba, e i modelli più popolari sono le versioni estive del tradizionale sarafan di qualsiasi forma o stile. Come eredità degli antenati, questo costume continua ad apparire soprattutto in chiese, teatri, studi di danza, festival.

Abiti simili oggigiorno, si trovano in Germania e principalmente in Baviera e sono il Dirndl ed il Traеgerkleid.

Pubblicato da ColoRussia

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