Le uova Fabergè: storia della tradizione pasquale degli zar

L’uovo di Fabergè è un oggetto di grande valore e dalla storia affascinante, i cui misteri ancora fanno interrogare gli esperti d’arte e i collezionisti. Fu una realizzazione di gioielleria ideata presso la corte dello zar di Russia ad opera di Peter Carl Fabergé, della omonima compagnia.

La storia delle uova Fabergé inizia in Russia nel 1885 con quello che sembrava essere un normale dono, commissionato dallo zar Alessandro III di Russia come sorpresa di Pasqua per la moglie Maria Fëdorovna  – un uovo di smalto bianco – ma che nascondeva un tesoro. Aveva una struttura a scatole cinesi o a matrioske russe, e una volta aperto infatti, l’uovo rivelava una serie di sorprese: in primo luogo, un solido tuorlo d’oro al centro, che a sua volta si apriva per rivelare una gallina d’oro multicolore con occhi di rubino, che custodiva una replica in oro e diamanti della corona imperiale, al cui interno si nascondeva un piccolo ciondolo di rubino appeso a una catena. La zarina fu così contenta di questo regalo che Fabergé fu nominato da Alessandro “gioielliere di corte”, e fu incaricato di fare un regalo di Pasqua ogni anno da quel momento in poi, con la condizione che ogni uovo doveva essere unico e doveva contenere una sorpresa. Il cosiddetto Hen Egg fu l’inizio di una serie di doni pasquali dallo Zar Alessandro III e, dopo la sua morte, da suo figlio, Nicola II, alle loro mogli fino al 1916.

Lo zar Nicola incaricò il gioielliere Peter Carl Fabergé con il titolo di “orafo speciale per la corona imperiale”, e gli venne lasciato campo libero nel design delle uova. Da un motivo ad ago ad una rete delicata, non si risparmiò mai: non solo l’esterno di ciascun uovo era una complessa opera d’arte, ma gli interni erano ancora più elaborati, ciascuno con una sorpresa nascosta. Nacque così la tradizione delle uova di Pasqua con i doni nascosti. La leggenda ha attirato un seguito di collezionisti e storici in tutto il mondo. In America, una delle collezioni più estese è quella di Lillian Thomas Pratt, che negli anni ’30 ha accumulato cinque uova Fabergé, pagandole fino a 16.500 dollari l’una. Alla sua morte nel 1947, lasciò in eredità la collezione al Virginia Museum of Fine Arts.

Fra il 1885 e il 1917 furono realizzate ben 52 di queste uova di Pasqua in oro, preziosi e materiali pregiati, ogni anno all’approssimarsi della festività.

A partire dal 1895, anno in cui morì Alessandro III e salì al trono il figlio Nicola II vennero prodotte due uova ogni anno, uno per la nuova zarina Aleksandra Fëdorovna Romanova e uno per l’imperatrice madre. Nessun uovo venne fabbricato nel 1904 e nel 1905 per via delle restrizioni imposte dalla Guerra russo-giapponese.

La preparazione delle uova occupava un intero anno: una volta che un progetto veniva scelto, una squadra di artigiani lavorava per montare l’uovo. I temi e l’aspetto delle uova variavano ampiamente. Per esempio, sulla parte esterna, l’uovo del 1900 (dedicato alla costruzione della Transiberiana) era decorato da una fascia grigia metallica con inciso il programma dell’itinerario della ferrovia e all’interno aveva un treno in oro in miniatura.

A partire dal 2006, appena 21 uova erano ancora in Russia, per la maggior parte in esposizione nel Palazzo dell’Armeria del Cremlino di Mosca. Nel mese di febbraio del 2004 l’imprenditore russo Viktor Vekselberg acquistò nove uova precedentemente possedute dall’editore americano Forbes, facendole ritornare così in Russia. Altre collezioni più piccole sono nel museo delle belle arti della Virginia, nel museo di New Orleans dell’arte e in altri musei nel mondo. Quattro uova sono nelle collezioni private mentre sette mancano ancora. Nuovamente, dal 1989 al 2009, sono state prodotte, su licenza, altre uova Fabergé dalla fabbrica di gioielli Pforzheim Victor Mayer.

Il nobiluomo russo Alexander Kelch ha commissionato a Fabergé sette uova di Pasqua gioiello, una ogni anno dal 1898 al 1904, per regalarle alla moglie Barbara. Furono realizzate sotto la supervisione di Michael Perkhin, all’epoca secondo mastro orafo della Fabergé, che si ispirò a quelle imperiali. Le sette uova Kelch sono altrettanto belle, se non addirittura più sontuose, di quelle della serie imperiale, hanno maggiori dimensioni e con tutta probabilità, costarono molto di più. La moglie Barbara le vendette nel 1920.

Attorno alle uova Fabergé ruota la trama di numerose opere. Tali oggetti o loro imitazioni compaiono inoltre in diversi film, cartoni animati, fumetti e videogiochi. In opere come Ocean’s Twelve (2003) viene inscenato il furto dell’Uovo dell’incoronazione. Il tema del furto di un uovo viene riproposto anche nell’episodio L’uovo di mezzanotte del serial televisivo La signora in giallo, nell’episodio Le allegre comari di Rossor (2005) della serie i Simpson, nel film d’animazione Detective Conan – L’ultimo mago del secolo (1999), trasposto poi come fumetto, nel film Quasi amici – Intouchables, nel film The Code (2009), nelle serie Le avventure di Hooten & the Lady, nella terza stagione della serie Peaky Blinders. White Collar e nel videogioco Maize. Ne Il Segreto Francisca Montenegro regala un uovo Fabergé a Maria Castaneda. Nel terzo episodio del videogioco Batman: The Telltale Series è possibile intravedere un uovo in casa di Selina Kyle. Nel terzo episodio della quarta stagione di Riverdale, Veronica consegna 4 uova fabergè ad Archie dal valore di 250.000 dollari. Nel capitolo 5 della prima stagione Lupin (Netflix) ne viene rubato uno a casa di una ricca donna.

L’Hen Egg è particolarmente significativo, in quanto è stato il primo uovo di Pasqua imperiale creato dal mio bisnonno, Peter Carl Fabergé, perché lo zar Alessandro III lo donasse a sua moglie, l’imperatrice Maria Feodorovna, nel 1885“, spiega Sarah Fabergé. “Lo zar stesso ha partecipato al progetto chiedendo che la sorpresa finale fosse ‘un piccolo uovo pendente di qualche pietra preziosa’, ed è stato così ben accolto che ha aperto la strada a ulteriori commissioni da parte della famiglia imperiale e di altri con una passione per gioielli e oggetti raffinati. Chissà, forse senza questo uovo, le cose potrebbero essere state molto diverse”. In mostra al Fabergé Museum.

“The Pelican Egg si apre come una fisarmonica per rivelare otto pannelli ovali incernierati con miniature di orfanotrofi e istituzioni educative, che commemora il loro centesimo anniversario e di cui l’imperatrice vedova era presidente”, dice Fabergé. “Il pellicano che sormonta l’uovo è un simbolo della carità cristiana, in quanto offre il proprio sangue per salvare i suoi piccoli – un simbolo di quanto seriamente la famiglia Romanov prendesse la sua responsabilità nei confronti del popolo russo.” Donato dallo Zar Nicola II a sua madre, l’Imperatrice Maria Feodorovna. In mostra al Virginia Museum of Fine Arts.

L’uovo del rinascimento invece, del 1894, “doveva essere l’ultimo uovo commissionato da Alessandro III prima che Nicola II assumesse la tradizione pasquale di regalare uova Fabergé a sua moglie e sua madre”, spiega Josina von dem Bussche-Kessell, direttore delle vendite globali di Fabergé. “Questo pezzo è particolarmente intricato e delicato, con un mix eccezionale di materiali e colori. L’uovo era fatto di agata bianca e coperto da un delicato traliccio che collegava singoli fiori con rubini, diamanti e perle incastonati . Ai lati dell’uovo c’è una maschera da leone con manici dorati. Purtroppo, la sorpresa dell’uovo è andata perduta, ma si ritiene che contenesse delle perle.” Donato dallo Zar Alessandro III a sua moglie, l’Imperatrice Maria Feodorovna. Fabergé Museum.

“Dopo la prematura scomparsa di Alessandro III, Nicola continuò l’importante rapporto con la Casa Fabergé e commissionò il suo primo uovo nel 1895”, afferma von dem Bussche-Kessell. “L’uovo di bocciolo di rosa, in onore della nuova imperatrice Alexandra Feodorovna e del suo amore per le rose, presenta una bellissima rosa smaltata all’interno: le rose gialle erano all’epoca le più preziose nella sua terra natia, la Germania. Il tema è considerato anche un tributo romantico allo status di neo-sposi, simboleggiato dal ‘guscio’ esterno in smalto rosso dell’uovo e dalla freccia di Cupido con diamanti con taglio a rosa. In cima c’era anche un piccolo ritratto di Nicola II. Si diceva che ci fossero due piccole sorprese all’interno del bocciolo di rosa giallo – una piccola corona e una goccia di rubino – ma sono andate perse durante la Rivoluzione russa”. Donato dallo Zar Nicola II a sua moglie, l’Imperatrice Alexandra Feodorovna. In mostra al Fabergé Museum.

“Sia Peter Carl Fabergé che l’imperatrice Maria Feodorovna adoravano i fiori”, racconta Fabergé. “Puoi quasi sentire l’odore dei gigli mentre guardi questo uovo, ma questi sono creati con perle e diamanti con taglio a rosa, e foglie d’oro smaltate di verde” Per quanto riguarda la sorpresa: “C’è un solo bottone di perle sul lato di questo uovo rosa smaltato con tecnica guilloché – quando viene premuto, la corona si alza per rivelare tre ritratti in miniatura dello Zar Nicola II e delle sue figlie, Olga e Tatiana.” Donato dallo Zar Nicola II a sua moglie, l’Imperatrice Alexandra Feodorovna. In mostra al Museo Fabergé.

Ogni singolo uovo imperiale ha un valore di svariati milioni. Eppure, alcune tra le 52 uova Fabergé sono andate perdute negli anni. 

L’ultimo ritrovamento è avvenuto nel 2014, ed è capitato ad un antiquario del Midwest. Si tratta dell’uovo imperiale creato nel 1887: un gioiello costituito da un uovo in oro giallo poggiato su un piedistallo con piedi a zampa di leone, contenente come sorpresa un orologio da signora Vacheron Constantin con un quadrante in smalto e un diamante traforato incastonato su mani d’oro. Dopo questo ritrovamento, sono ancora sei le uova imperiali Fabergé disperse.

Pubblicato da ColoRussia

"La Russia non si può capire con la mente, né la si misura col metro comune: la Russia è fatta a modo proprio, in essa si può soltanto credere". Tutto ciò che c'è da sapere sulla Russia a portata di click: Lingua e traduzione Storia Cultura, società e curiosità

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