Novaja Gazeta: uno dei più importanti e influenti giornali russi contemporanei

Novaja Gazeta (in russo Новая газета [Novaya Gazeta]), letteralmente Nuovo Giornale, è un periodico russo libero ed indipendente che ha pubblicato importanti inchieste su casi di corruzione nell’esercito e sulla condizione dei civili ceceni coinvolti nel conflitto armato, di cui è sempre stato convinto oppositore.

Il primo numero uscì il primo aprile del 1993, e fu la concretizzazione di un sogno di alcuni giornalisti usciti dalla redazione di Pravda, tra cui Dmitrij Muratov che ne divenne caporedattore nel 1995. La testata Pravda si era divisa e parte dei suoi collaboratori più stretti decisero di crearne una nuova, sostenuta da Michail Gorbacev (che tutt’oggi è uno dei suoi azionisti più attivi). Ci si proponeva che il giornale fosse onesto, indipendente, con un ricco budget, autorevole e pan-russo, cioè che si occupasse di tutta la Russia. Obiettivo principale del giornale era una totale e incondizionata indipendenza, in particolare sulla libertà di stampa. Oggi la Novaja Gazeta ha una tiratura di 550.000 copie ed esce tre volte alla settimana, con due edizioni diverse a San Pietroburgo e a Mosca.

Tra le inchieste più importanti del giornale vanno ricordate quelle sull’occupazione del Teatro Dubrovka, sullo stupro e l’assassinio della donna cecena El’za Kungaeva perpetrato dal colonnello Budanov; sulla presa della scuola di Beslan; sulla “začistka” (rastrellamento) della polizia nel centro di Blagovesensk, in Baschiria, sulla fucilazione di civili ceceni da parte del capitano del GRU (i servizi segreti russi) Eduard Ul’man, molti dei quali recavano la firma di Anna Politkovskaja, uccisa a Mosca nel 2006 in circostanze poco chiare. Il bollettino della loro guerra d’informazione, infatti, riporta cinque vittime dal 2000, fra giornalisti e collaboratori.

 Il 13 aprile 2017 infatti, la redazione del Novaja Gazeta pubblicò una dichiarazione nella quale rivelava di temere per la propria sicurezza in seguito alla pubblicazione dell’articolo che denunciava detenzioni, torture e uccisioni di uomini ceceni sospettati di essere omosessuali; pubblicò i rapporti sulle purghe anti-gay in Cecenia, dove tre uomini furono presumibilmente uccisi e dozzine detenuti e intimiditi. Il giornale ha pubblicato il rapporto di Elena Milashina e l’elenco dei 27 ceceni uccisi il 26 gennaio 2017. Il giornale ha anche indirizzato il rapporto e l’elenco al servizio del governo russo, al Comitato investigativo della Russia e ha chiesto di indagare sui dati sulla lista pubblicata. Le autorità cecene negarono con forza le accuse definendole come tentativo di minare la reputazione della Cecenia.  Quando l’inchiesta venne alla luce, alcuni organi di stampa russi e internazionali pubblicarono diverse testimonianze di omosessuali ceceni che riuscirono a lasciare la repubblica. The Guardian, ad esempio, riferì che le autorità cecene fecero ricorso alla tattica del ricatto lavorativo per gli omosessuali volta ad identificarli in cambio della promessa, da parte della polizia, di non rivelare nulla alle famiglie.

Nel giugno del 2009 la Federazione Internazionale dei giornalisti ha pubblicato una vasta indagine in relazione alle morti di giornalisti russi. Nello stesso anno la IFJ ha lanciato un archivio on-line che documentava della morte o sparizione di trecento giornalisti a partire dal 1993. Come il report Partial Justice (la versione russa: Частичное правосудие) anche l’archivio di IFJ si basa sulle informazioni raccolte da Glasnost Defense Foundation e Center for Journalism in Extreme Situations a proposito della situazione dei media in Russia negli ultimi sedici anni. L’organizzazione per la protezione dei giornalisti (CPJ) ha riconosciuto che la Russia è uno dei Paesi più pericolosi per i giornalisti e il peggiore per quanto riguarda la risoluzione degli omicidi. Secondo le organizzazioni che monitorano la situazione dei media in Russia, il database di IFJ sulle morti e la scomparsa dei giornalisti raccoglie tutti i diversi casi relativi ai lavoratori dei media. Il database, inoltre, classifica le diverse tipologie di morte dei giornalisti (omicidio, incidente, conflitto, atto terroristico) e chiarisce se la morte dei giornalisti è “certamente”, “possibilmente” o “non probabilmente” legata al lavoro giornalistico.

Novaya Gazeta è conosciuto come uno dei “pochi giornali veramente critici con influenza nazionale in Russia oggi” dal Comitato per la protezione dei giornalisti. Muratov, direttore dal ’95 al 2017 e dal 2019 a oggi, ha spesso riferito su argomenti sensibili tra cui violazioni dei diritti umani, corruzione governativa di alto livello e abuso di potere. Le sue convinzioni politiche, come il sostegno alla libertà di stampa, hanno portato a conflitti con i colleghi giornalisti e il governo.

Nel 2004, il giornale ha pubblicato sette articoli dell’editorialista Georgy Rozhnov, che accusava Sergey Kiriyenko di aver indebitamente ottenuto 4,8 miliardi di dollari di fondi del Fondo Monetario Internazionale nel 1998, quando era Primo Ministro della Russia. In risposta, Kiriyenko citò in giudizio Novaya Gazeta e Rozhnov per diffamazione, e nel giudicare a favore di Kiriyenko la Corte ordinò a Novaya Gazeta di ritirare tutte le pubblicazioni relative alle accuse.

Dopo la pubblicazione di un’inchiesta del giornalista Denis Korotkov su un uomo d’affari russo Yevgeny Prigozhin, legato al Cremlino, nell’ottobre 2018, Denis Korotkov e il caporedattore del giornale sono stati l’obiettivo di minacciose consegne di una testa di ariete mozzata e fiori funebri agli uffici del giornale.

Durante il periodo di Muratov alla Novaya Gazeta, sei dei suoi giornalisti sono stati uccisi. Nel 2000, Igor Domnikov fu assassinato in un condominio di Mosca. Nel 2001, Victor Popkov morì dopo essere stato ferito nel fuoco incrociato di uno scontro a fuoco in Cecenia. Nel 2003, Yury Shchekochikhin morì dopo aver indagato su uno scandalo di corruzione in cui erano coinvolti alti funzionari russi.

Anna Politkovskaya è stata assassinata nel suo condominio nel 2006 dopo aver trascorso la sua carriera coprendo la Cecenia e il Caucaso settentrionale. Nel 2009, sia Anastasia Baburova che Natalia Estemirova sono state uccise a colpi di arma da fuoco.

Muratov si è dimesso dal giornale nel 2017 parlando della natura estenuante della gestione del giornale. La sua assenza è stata comunque breve in quanto ha ripreso la sua posizione nel 2019 dopo che lo staff del giornale ha votato per il suo ritorno. La sua carriera giornalistica era però iniziata molto tempo prima: dal 1987 aveva iniziato a lavorare come corrispondente per il giornale Volzhsky Komsomolets. I suoi superiori rimasero così colpiti dal suo talento che alla fine del suo primo anno ricevette la nomina di capo del dipartimento giovanile della Komsomolskaya Pravda, e in seguito fu promosso redattore di articoli di notizie.

È così che quest’anno, il Premio Nobel per la Pace, è stato assegnato a Muratov «per gli sforzi atti a salvaguardare la libertà di espressione, che è una condizione preliminare per la democrazia e una pace duratura». «Vi dirò questo: non è merito mio. E’ Novaya Gazeta. Sono quelli che sono morti difendendo il diritto delle persone alla libertà di parola. Siccome loro non sono con noi, probabilmente hanno deciso che sia io a dirlo a tutti», ha dichiarato Muratov alla Tass. è chiaramente stata premiata una tematica fondamentale in tempi di Fake News, quella della libertà di informazione. «Un premio alla libertà di stampa in ambienti ostili al giornalismo indipendente», ha detto Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. La presidente del Comitato Berit Reiss-Andersen ha spiegato che il premio è stato meritato «per la coraggiosa lotta per la libertà di espressione», e ciò in rappresentanza «di tutti i giornalisti che si impegnano per questo ideale in un mondo che pone condizioni sempre più avverse alla democrazia e alla libertà di stampa. Un giornalismo libero, indipendente e basato sui fatti protegge contro l’abuso di potere, le bugie, la propaganda».

Pubblicato da ColoRussia

"La Russia non si può capire con la mente, né la si misura col metro comune: la Russia è fatta a modo proprio, in essa si può soltanto credere". Tutto ciò che c'è da sapere sulla Russia a portata di click: Lingua e traduzione Storia Cultura, società e curiosità

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