La celebre giornata della Vittoria a 76 anni di distanza

La Giornata della Vittoria (in russo День Победы, [Den’ Pobedy]) viene celebrata il 9 maggio, in memoria della capitolazione della Germania nazista durante la seconda guerra mondiale (conosciuta anche come la Grande guerra patriottica in Unione Sovietica e alcuni Stati post-sovietici).

La resa venne firmata nella tarda sera dell’8 maggio 1945, precisamente attorno alle 02.10 , in seguito alla capitolazione concordata in precedenza con le forze alleate sul fronte occidentale. Il governo sovietico annunciò la vittoria la mattina del 9 maggio, dopo la cerimonia di firma avvenuta a Berlino. Tuttavia, è solo dal 1965 che la Giornata della vittoria è stata proclamata festa nazionale.

Durante il periodo sovietico, il giorno della Vittoria veniva festeggiato da tutti i paesi del blocco orientale, divenendo così una festa ufficiale a partire dal 1965.

La guerra fu un tema di grande importanza nel cinema, nella letteratura, per lezioni di storia a scuola, i mass media e le arti. Il rituale della celebrazione infatti, ottenne un graduale carattere distintivo con una serie di elementi simili: incontri cerimoniali, discorsi, conferenze, ricevimenti e fuochi d’artificio.

Nel corso degli anni ’90 però, il Giorno della Vittoria era commemorato con feste sobrie e modeste. La situazione cambiò quando Vladimir Putin salì al potere. Iniziò infatti a promuovere il prestigio storico e culturale della Russia, e le feste e commemorazioni nazionali divennero un fonte di orgoglio per il popolo.

Il festeggiamento del 60º anniversario del Giorno della Vittoria in Russia nel 2005 è diventata la più grande festa nazionale e popolare. Ma è nel 2015 che il 70º anniversario della vittoria sulla Germania nazista ha dimostrato una grande ondata di orgoglio nazionale di fronte alle inedite sfide geopolitiche ed economiche.16 mila soldati russi, 1.300 militari da 10 paesi, circa 200 mezzi corazzati, 150 aerei ed elicotteri da combattimento hanno sfilato a Mosca in quella che è stata la più imponente parata della Russia contemporanea. Facendo gli onori di casa il Presidente Putin, oltre al tradizionale discorso, ha annunciato un minuto di silenzio in memoria delle vittime sovietiche: 27 milioni.

Quando si diffuse la notizia che il conflitto era finito, esplose la gioia collettiva dei sovietici: stava per iniziare una nuova vita e bisognava celebrare.

Il 9 maggio 1945, alle 2:10, la radio sovietica annunciò ai cittadini dell’Urss la tanto attesa buona notizia: l’atto di resa incondizionata della Germania era stato firmato nel sobborgo berlinese di Karlshorst. L’annunciatore della radio sovietica Jurij Levitan, che lesse quel famoso messaggio, ha ricordato, in seguito: “In serata abbiamo annunciato più volte che oggi la radio avrebbe eccezionalmente proseguito le trasmissioni fino alle quattro del mattino. Abbiamo cercato di leggere questa informazione apparentemente banale in modo che le persone capissero: non andate a letto. Aspettate! E subito è arrivato un flusso di telefonate. Voci familiari e sconosciute, già allegre, gridavano nel ricevitore: ‘Grazie! Abbiamo capito il messaggio! Apparecchiamo la tavola a festa! Ben fatto!’”. Se le persone vedevano un soldato o un ufficiale, lo andavano immediatamente a prendere e iniziavano a lanciarlo in aria per festeggiare. “Gli estranei si baciavano. Non ricordo una tale unità tra le persone come quella del 9 maggio 1945. Eravamo tutti un solo uomo: russi, tatari, uzbeki, georgiani… Eravamo uniti come mai prima d’allora”, ha raccontato il moscovita Gennadij Tsypin.

Molti soldati dell’Armata Rossa furono colti dal messaggio della resa della Germania proprio durante i combattimenti. Il fante di marina della flotta baltica Pavel Klimov nel maggio 1945 si trovava nella Lettonia occidentale, dove era ancora presente un grande gruppo nemico. “I tedeschi furono i primi a farci sapere che la guerra era finita. Avanzavamo lungo la costa. Non capivano perché ci fosse un tale rumore, un simile giubilo lungo le trincee tedesche. Apprendemmo che avevano scoperto che la guerra era finita. Abbiamo saputo dai fuochi d’artificio e dagli spari in aria che era arrivata la fine dell’incubo. Solo poco dopo, via radio, ci hanno dato l’ordine di annullare l’operazione. È stata una grande gioia”, ha ricordato Pavel Fedorovich.

In serata, un grandioso saluto militare venne organizzato sulla Piazza Rossa di Mosca: trenta raffiche di artiglieria da mille cannoni, accompagnate dai raggi incrociati di 160 proiettori e dal lancio di razzi multicolori. Jasen Zasurskij ricorda: “Le raffiche spaventarono stormi di corvi, e quando iniziarono gli spari, gli uccelli si alzarono da dietro le mura del Cremlino gridando all’unisono, e volteggiarono nell’aria come se fossero felici anche loro. È stato fantastico!”.

Quando si chiede ai russi qual sia l’evento, nella storia del loro Paese, che li rende più orgogliosi, la risposta più comune è la stessa da sessantasette anni a questa parte: “La vittoria nella Grande guerra patriottica”. è quindi chiaro che il Giorno della Vittoria contro la Germania nazista sia qui una delle feste più popolari, in grado di unire persone dalle vedute più disparate.

Una delle immagini più emblematiche della festa – oltre ai fuochi d’artificio e ai fiori che si regalano ai veterani, è la parata di Mosca. Ogni anno sulla piazza Rossa migliaia di soldati sfilano a passo di marcia, vengono presentate le ultime novità della tecnologia bellica, come il carro armato “Armata” nel 2015; ad attenderli c’è il ministero della Difesa in persona (attualmente Sergej Shojgu).

La Cina in effetti ha organizzato una imponente esibizione delle truppe nel settembre del 2015, in occasione del settantesimo anniversario, ma si è trattato di un caso isolato. In Russia invece è un appuntamento fisso di ogni anno.

Per quanto possa sembrare strano ai tempi dell’Unione Sovietica, che fu la vera vincitrice della Seconda guerra mondiale, le parate erano molto più modeste rispetto a quelle della Russia odierna. E molto più rare. Come osserva lo storico Denis Babichenko sia Iosif Stalin sia il suo successore Nikita Khrushchev temevano che gli alti gradi militari acquisissero troppo peso politico e perciò non accentuarono i loro meriti e quelli degli altri veterani. Fino al 1965 il Giorno della Vittoria non era nemmeno un giorno festivo.

Il primo leader grazie al quale il Giorno della Vittoria iniziò a essere largamente celebrato, a livello istituzionale e in ogni angolo del paese, fu Leonid Brezhnev. Anche durante il suo governo però le parate erano organizzate soltanto nelle ricorrenze più significative. L’ultima parata sovietica ebbe luogo nel 1990, mentre nei primi anni dopo il crollo dell’URSS non si organizzavano manifestazioni di questo genere. Venne riportata in auge nel 1995 ma è dagli anni Duemila che il fenomeno ha raggiunto le dimensioni attuali.

Lo storico Dmitrij Andreev ha spiegato a Rbth che per la Russia di oggi il Giorno della Vittoria è importante perché è uno dei pochi “collanti” rimasti per tenere unito il Paese: “Il Giorno della Vittoria e il momento commemorativo che rappresenta spingono al consenso e alla coesione nazionale”, osserva Andreev.

La parata, i fuochi d’artificio, la processione del “battaglione immortale” sono tutti rituali che incarnano un’idea di unità che ruota intorno a una memoria condivisa. Le autorità cercano di sfruttare al massimo questi momenti per mantenere l’identità della nazione. Da qui l’imponenza della solennità di cui la parata militare è parte integrante.

La stragrande maggioranza dei russi però continua ad apprezzare la parata. “Quand’ero bambino la guardavo ogni anno con i miei genitori” ricorda Yulija Kovalev, una ragazza moscovita di ventiquattro anni. “È bello vedere i ragazzi che marciano all’unisono, la tecnologia dispiegata in tutta la sua potenza, sentire gli ‘evviva!’. Ti senti subito orgoglioso, hai la sensazione di essere protetto. È una bella tradizione e ha senso continuarla”.

questo testimonia come la Russia sia un paese fortemente legato alla storia secolare e alle tradizioni; si pensi che ancora oggi, proprio nel giorno della Grande vittoria, vengono cantate vecchie canzoni simbolo della Seconda guerra mondiale a cui il popolo russo è molto affezionato.

Una delle più famose, “Moretta” (in russo: Смуглянка, [smuglyanka]), è addirittura stata scritta prima della guerra. Circolava infatti già dal 1940 e raccontava la storia di una ragazza moldava che si era unita ai partigiani durante la guerra civile russa. un’altra famosa, scritta nel 1975 per il trentesimo anniversario della Vittoria, è divenuta nel tempo una vera e propria colonna sonora dei festeggiamenti. День Победы, [den pobedy], Giorno della vittoria, scritta dal compositore David Tukhmanov, è divenuta in brevissimo tempo il vero simbolo della Grande guerra patriottica. Lo stesso compositore ha dichiarato che “la canzone sembra aver cambiato il tempo. Sebbene sia stata scritta tre decenni dopo la guerra, ora sembra che sia stata lei ad aiutarci a ottenere la vittoria”.

Pubblicato da ColoRussia

"La Russia non si può capire con la mente, né la si misura col metro comune: la Russia è fatta a modo proprio, in essa si può soltanto credere". Tutto ciò che c'è da sapere sulla Russia a portata di click: Lingua e traduzione Storia Cultura, società e curiosità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: